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Diritto del lavoro dell'Unione Europea 2018 di Carinci, Pizzoferrato

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Disponibilità: Immediata

Quantità Descrizione Autore: Carinci, Pizzoferrato
Editore: Giappichelli
Data di Pubblicazione: 2018
ISBN: 9788892117587
Pagine: 512


La dimensione quantitativa e qualitativa dell’apporto dell’Unione europea allo sviluppo delle politiche sociali nazionali ed alla formazione del diritto del lavoro interno è cresciuta così significativamente da necessitare una sede propria ed autonoma di descrizione e di sintesi didattica. Scopo del presente Manuale è dunque quello di offrire uno spaccato aggiornato e traversale delle principali iniziative dell’Unione europea sia sul versante dell’armonizzazione dei regimi regolativi del lavoro, sia sotto quello delle politiche occupazionali e di coordinamento degli interventi sociali, vagliandone le ricadute in termini sistematici ed operativi sul nostro ordinamento nazionale. La globalizzazione dell’economia, l’accentuarsi dei fenomeni migratori verso l’Unione europea, l’incapacità degli Stati membri a ragionare in una dimensione politica federata, la crisi produttiva, dopo quella finanziaria, europea, stanno mettendo a dura prova il sistema valoriale dell’Unione, plasticamente riprodotto nella Carta dei diritti fondamentali, ma che ora fatica a mantenere centralità sull’onda dell’emergenza e dell’impatto emotivo. Le fondamenta costitutive europee rappresentate dall’uguaglianza, dalla parità di trattamento, dalla libertà di circolazione, dalla dignità umana e professionale, rimangono salde, la periferia del sistema invece si sgretola e si assottiglia, per rendere compatibile il costo delle tutele con i fenomeni economici che attraversano l’Europa e ne stanno minando in profondità il livello di prosperità e di benessere. Tale fenomeno erosivo si accompagna ad un’inedita centralità da parte dell’Unione europea nell’ispirazione, ed in alcuni casi anche nella conduzione, delle politiche nazionali del lavoro e previdenziali, e ciò nonostante si siano privilegiati nel corso di questi ultimi anni strumenti di soft law (orientamenti, raccomandazioni, pareri) rispetto ai tradizionali interventi di hard law (regolamenti e direttive). Si è così assistito ad un singolare processo di destrutturazione dei diritti e delle garanzie frutto di scelte assunte a livello istituzionale ed intergovernativo europeo, sorretto dall’obiettivo preminente di risollevare l’economia, la produttività ed i bilanci dei singoli Paesi europei, che i Governi nazionali hanno dovuto accettare ed implementare con una discrezionalità di misure attuative solo all’interno dei target prefissati. È così che le e politiche sociali italiane hanno pesantemente risentito delle decisioni assunte a Bruxelles su numerosi ambiti prima oggetto di self restraint comunitario (ricordiamo, ad esempio, l’ambito pensionistico per le implicazioni dirimenti sulla spesa pubblica e conseguentemente sui livelli del disavanzo pubblico, la disciplina dei licenziamenti con la restrizione della reintegrazione, la spinta verso un sistema di contrattazione collettiva monistico concentrato a livello aziendale). Da qui la necessità di uno studio organico degli assetti istituzionali europei, delle relative fonti, dei meccanismi di formazione ed estrinsecazione dei processi decisionali, dei contenuti delle principali disposizioni sociali europee, per avere una fedele visione del diritto del lavoro in action e delle sue reali prospettive evolutive.